INFORMATIVA TECNICA
MINISTERO DELL’INTERNO
Finanziamento ai Comuni per la realizzazione di impianti di videosorveglianza
Contributo a fondo perduto per il potenziamento degli interventi in materia di sicurezza urbana nell’ambito dei Patti per la sicurezza urbana
Premessa e inquadramento generale
Il Ministero dell’Interno ha previsto un nuovo intervento di finanziamento destinato ai Comuni, alle Unioni di Comuni, alle Associazioni di Comuni e ai Consorzi di Comuni per la realizzazione di impianti di videosorveglianza finalizzati al potenziamento degli interventi in materia di sicurezza urbana.
La misura trova fondamento nel Decreto del Ministro dell’Interno del 22 aprile 2026, che definisce le modalità di presentazione delle richieste di ammissione al finanziamento e i criteri di ripartizione delle risorse disponibili. La dotazione finanziaria complessiva è pari a 19.000.000 euro.
L’intervento è rivolto agli enti locali che abbiano sottoscritto i Patti per la sicurezza urbana tra Prefetto e Sindaco, nei quali sia individuato come obiettivo prioritario, per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di criminalità diffusa e predatoria, l’installazione di sistemi di videosorveglianza in determinate aree del territorio comunale o infra-comunale.
La misura non finanzia genericamente interventi sulla sicurezza urbana, né interventi di manutenzione o sostituzione di impianti già esistenti, ma sostiene specificamente la realizzazione e installazione di nuovi sistemi di videosorveglianza, coerenti con i Patti per la sicurezza urbana e approvati in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Dal punto di vista operativo, il bando rappresenta un’opportunità rilevante per i Comuni che intendano rafforzare la sicurezza urbana attraverso sistemi tecnologici di controllo del territorio, purché il progetto sia correttamente inserito nel quadro istituzionale del Patto per la sicurezza urbana e rispetti le direttive tecniche e amministrative del Ministero dell’Interno.
Finalità della misura
La finalità principale della misura è potenziare gli interventi in materia di sicurezza urbana mediante la realizzazione di impianti di videosorveglianza destinati alla prevenzione e al contrasto dei fenomeni di criminalità diffusa e predatoria.
L’intervento si colloca nell’ambito dei Patti per la sicurezza urbana, strumenti di collaborazione istituzionale tra Prefetto e Sindaco finalizzati a definire azioni coordinate per la sicurezza del territorio, la tutela della legalità, il miglioramento della vivibilità urbana e la prevenzione di fenomeni criminosi.
Il progetto deve riguardare zone specifiche del territorio comunale o infra-comunale, individuate nei Patti per la sicurezza urbana. Questo elemento è essenziale: il finanziamento non riguarda installazioni generiche o diffuse senza motivazione, ma interventi localizzati in aree rispetto alle quali siano state rilevate esigenze concrete di prevenzione e contrasto della criminalità.
Dal punto di vista consulenziale, la misura deve essere proposta ai Comuni che abbiano già impostato, o che possano tempestivamente impostare, un progetto di videosorveglianza coerente con il Patto per la sicurezza urbana, tecnicamente progettato, approvabile dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e sostenibile anche sotto il profilo della futura manutenzione.
Dotazione finanziaria
La dotazione finanziaria disponibile ammonta a 19.000.000 euro. Il dato è confermato dalla comunicazione ufficiale pubblicata sul sito del Dipartimento per il programma di Governo della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
I progetti saranno finanziati secondo l’ordine della graduatoria definitiva e fino a concorrenza della dotazione disponibile.
L’importo richiesto a valere sulle risorse statali non può superare 250.000 euro per progetto.
Il limite massimo di 250.000 euro rappresenta quindi il tetto del contributo statale richiedibile. Eventuali costi ulteriori del progetto dovranno essere coperti dall’ente mediante risorse proprie o altre fonti compatibili, secondo quanto previsto dalla disciplina applicabile.
Soggetti beneficiari
Possono presentare richiesta di finanziamento:
- i Comuni;
- le Unioni di Comuni;
- le Associazioni di Comuni;
- i Consorzi di Comuni.
I soggetti richiedenti devono possedere specifici requisiti.
In primo luogo, devono aver sottoscritto Patti per la sicurezza urbana che individuino come obiettivo prioritario l’installazione di sistemi di videosorveglianza in determinate zone del territorio comunale o infra-comunale, con finalità di prevenzione e contrasto dei fenomeni di criminalità diffusa e predatoria.
In secondo luogo, non devono aver beneficiato del finanziamento nelle tre procedure precedenti a quella prevista dal bando.
In terzo luogo, i progetti devono essere stati approvati in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, in quanto conformi alle caratteristiche prescritte dalle vigenti direttive impartite dal Ministero dell’Interno.
Infine, gli enti devono dimostrare di possedere la disponibilità delle somme, regolarmente iscritte a bilancio, oppure devono impegnarsi a iscrivere le somme occorrenti ad assicurare la corretta manutenzione degli impianti e delle apparecchiature tecniche dei sistemi di videosorveglianza da realizzare per almeno cinque anni dalla data di ultimazione degli interventi.
Ambito territoriale
La misura ha carattere nazionale ed è rivolta agli enti locali italiani in possesso dei requisiti previsti.
La valutazione dei progetti tiene conto di criteri connessi alla situazione del territorio, tra cui il tasso di delittuosità del Comune, l’entità numerica della popolazione residente e il rapporto tra il cofinanziamento proposto dall’ente e l’importo complessivo del progetto. La comunicazione ufficiale precisa inoltre che le graduatorie applicheranno criteri differenziati in favore dei Comuni delle regioni meridionali Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna.
Questo elemento è particolarmente rilevante per i Comuni del Mezzogiorno, che potrebbero beneficiare di criteri differenziati nella costruzione della graduatoria, ferma restando la necessità di rispettare tutti i requisiti previsti dal decreto e dal bando.
Interventi ammissibili
Sono ammissibili i progetti relativi alla realizzazione e installazione di sistemi di videosorveglianza nell’ambito dei Patti per la sicurezza urbana.
I progetti devono essere:
- approvati in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica;
- conformi alle direttive del Ministero dell’Interno sui sistemi di videosorveglianza in ambito comunale;
- finalizzati alla prevenzione e al contrasto dei fenomeni di criminalità diffusa e predatoria;
- localizzati in zone determinate del territorio comunale o infra-comunale.
La misura è quindi destinata a progetti nuovi, tecnicamente definiti e istituzionalmente coerenti con gli obiettivi di sicurezza urbana.
Non sono ammessi interventi di mera sostituzione o manutenzione di sistemi di videosorveglianza già realizzati a qualsiasi titolo.
Questo limite è particolarmente importante. Un Comune che disponga già di un impianto di videosorveglianza non può utilizzare il finanziamento per sostituire semplicemente apparecchiature obsolete o per effettuare manutenzioni ordinarie o straordinarie su sistemi esistenti. Il progetto deve riguardare la realizzazione o installazione di sistemi di videosorveglianza coerenti con il Patto per la sicurezza urbana.
Spese ammissibili
Sono ammissibili le spese relative alla realizzazione e installazione degli impianti di videosorveglianza. Il bando richiama, tra le categorie di spesa finanziabili, attrezzature e macchinari, consulenze, opere edili e impianti, servizi, hardware e software.
Sono inoltre ammissibili le spese tecniche, al netto di cassa e IVA, entro il limite massimo del 15% dell’importo posto a base d’asta.
Le spese tecniche possono comprendere:
- progettazione in tutte le sue fasi;
- direzione lavori o direzione dell’esecuzione del contratto;
- regolare esecuzione o collaudo;
- coordinamento della sicurezza;
- indagini e studi propedeutici necessari alla definizione delle fasi progettuali, quali studi geologici, strutturali, archeologici o rilievi.
Dal punto di vista operativo, sarà necessario predisporre un quadro economico preciso, distinguendo correttamente le spese per forniture, installazioni, lavori, software, apparati, servizi tecnici e progettazione. Le spese tecniche dovranno essere calcolate nel rispetto del limite del 15% e dovranno risultare strettamente funzionali alla realizzazione del progetto.
Entità e forma dell’agevolazione
L’agevolazione è concessa nella forma di contributo a fondo perduto per la realizzazione di impianti di videosorveglianza.
La dotazione complessiva è pari a 19.000.000 euro e l’importo richiesto a valere sulle risorse statali non può superare 250.000 euro per progetto.
I progetti sono finanziati secondo l’ordine della graduatoria definitiva e fino a concorrenza delle risorse disponibili.
Il contributo può quindi coprire l’importo richiesto entro il limite massimo di 250.000 euro, ferma restando la valutazione del progetto, il posizionamento in graduatoria e l’effettiva disponibilità delle risorse.
La comunicazione ufficiale evidenzia anche che, ai fini dell’attribuzione del punteggio, rileva il rapporto percentuale tra l’importo del cofinanziamento proposto dall’ente e l’importo complessivo del progetto.
Ciò significa che la presenza di una quota di cofinanziamento comunale può assumere rilievo nella valutazione, non solo come elemento finanziario, ma anche come indicatore dell’impegno dell’ente nella realizzazione dell’intervento.
Requisito del Patto per la sicurezza urbana
Uno degli elementi centrali del bando è la presenza del Patto per la sicurezza urbana.
Il progetto deve essere inserito nell’ambito di Patti sottoscritti tra Prefetto e Sindaco, nei quali l’installazione dei sistemi di videosorveglianza sia individuata come obiettivo prioritario per la prevenzione e il contrasto della criminalità diffusa e predatoria.
Il Patto non rappresenta quindi un elemento formale secondario, ma costituisce il presupposto istituzionale dell’intervento.
Dal punto di vista operativo, prima di predisporre la domanda, il Comune dovrà verificare:
- se il Patto per la sicurezza urbana sia già stato sottoscritto;
- se il Patto individui effettivamente la videosorveglianza come obiettivo prioritario;
- se le zone interessate dal progetto siano coerenti con quelle individuate nel Patto;
- se il progetto possa essere sottoposto e approvato dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.
L’assenza di tali elementi potrebbe compromettere l’ammissibilità della richiesta.
Approvazione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica
I progetti devono essere approvati in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, in quanto conformi alle caratteristiche prescritte dalle vigenti direttive impartite dal Ministero dell’Interno.
Questo passaggio è particolarmente importante perché introduce una verifica di coerenza tecnica e istituzionale del progetto rispetto agli obiettivi di sicurezza pubblica e alle direttive ministeriali.
La candidatura non può quindi essere costruita esclusivamente come progetto tecnico di fornitura e installazione di telecamere. Deve invece essere integrata in una valutazione di sicurezza urbana condivisa con la Prefettura e con gli organismi competenti.
Obbligo di manutenzione quinquennale
I Comuni e gli altri soggetti beneficiari devono dimostrare di possedere la disponibilità delle somme, regolarmente iscritte a bilancio, oppure devono impegnarsi a iscrivere le risorse occorrenti ad assicurare la corretta manutenzione degli impianti e delle apparecchiature tecniche per almeno cinque anni dalla data di ultimazione degli interventi.
Questo requisito è rilevante perché il finanziamento statale sostiene la realizzazione dell’impianto, ma l’ente deve garantire la sostenibilità gestionale e manutentiva nel tempo.
Dal punto di vista consulenziale, il Comune dovrà quindi verificare la capacità di coprire i costi di manutenzione, assistenza, connettività, eventuali licenze software, gestione tecnica e aggiornamento delle apparecchiature per il periodo richiesto.
Il progetto dovrebbe includere una stima realistica dei costi di manutenzione e gestione, evitando sottovalutazioni che potrebbero incidere sulla sostenibilità dell’intervento.
Criteri di valutazione
Le richieste sono valutate da un’apposita Commissione, che attribuisce un punteggio sulla base di diversi elementi.
La comunicazione ufficiale indica tre criteri principali:
- il tasso di delittuosità del Comune;
- l’entità numerica della popolazione residente;
- il rapporto percentuale tra l’importo del cofinanziamento proposto dall’ente e l’importo complessivo del progetto.
Sono inoltre previsti criteri differenziati in favore dei Comuni delle regioni meridionali Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna.
Dal punto di vista operativo, la candidatura dovrà essere costruita valorizzando in modo chiaro il fabbisogno di sicurezza urbana, la localizzazione delle aree interessate, la coerenza con i fenomeni di criminalità diffusa e predatoria, l’utilità del sistema di videosorveglianza e l’eventuale cofinanziamento comunale.
Termini di presentazione e scadenza
La scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 24 agosto 2026.
Le richieste di finanziamento devono essere presentate alla Prefettura territorialmente competente.
Considerata la natura tecnico-amministrativa della procedura, è opportuno che i Comuni interessati avviino con anticipo la predisposizione della candidatura, soprattutto in presenza di passaggi preliminari quali la verifica del Patto per la sicurezza urbana, l’approvazione del progetto in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, la predisposizione del quadro economico, la definizione del cofinanziamento e la verifica della copertura delle spese di manutenzione quinquennale.
Tempi di attuazione
I Comuni selezionati dovranno rendere esecutivi i progetti entro 120 giorni dalla comunicazione di ammissione al finanziamento.
Questo termine richiede che il progetto sia già sufficientemente maturo al momento della candidatura. Un progetto ancora embrionale, privo di definizione tecnica, quadro economico o verifiche preliminari, potrebbe generare difficoltà nella fase successiva all’ammissione.
Dal punto di vista consulenziale, è quindi opportuno candidare interventi che abbiano già un buon livello di definizione progettuale e che possano essere rapidamente portati alla fase esecutiva.